Marco Paleari




Il suo lavoro prende come modello certe iconografie della storia della pittura italiana e più in generale europea (in particolare il Rinascimento e il Manierismo), compiendo una rivisitazione contemporanea delle sue forme attraverso la realizzazione di tableaux vivants mediante l’azione del ricalco a matita. Il processo pittorico è perciò suddiviso in due momenti consequenziali: un disegno veloce e incisivo, in cui viene annullata qualsiasi pulsione virtuosistica e con cui delinea le forme degli oggetti e delle persone disposte sopra o davanti alla tela, ottenendo sagome generiche ma al contempo descrittive di una presenza/assenza, intese come la testimonianza di un passaggio; e l’irrompere lento e meditato del tratteggio del disegno e della pittura all’interno di queste forme, con lo scopo di conferire loro una certa forma di vita, una sorta di attivazione delle sagome.
Nella costruzione di questi tableaux vivants l’azione del ricalco priva l’immagine della sua impostazione prospettica in favore di una messinscena bidimensionale e in scala 1:1 rispetto all’osservatore. È una riflessione sulle forme immutabili dell’arte compiuta attraverso affioramenti mnemonici di forme iconiche: una rilettura di quelli che chiama “momenti pittorici fondamentali”, come la pietà, la deposizione, varie allegorie e le scene campestri.
Ma è anche una riflessione sulla struttura stessa del supporto quadro, immaginando un proseguimento dei segni pittorici al di fuori dei limiti convenzionali dati dalla superficie finita della tela e dalla struttura del telaio. Le composizioni non sono espresse con una pittura tout court, ma da una serie di frammenti interdipendenti che invitano lo sguardo dell’osservatore a una lettura graduale e settoriale della totalità del quadro.