Salon Palermo 3
Collettiva sulla giovane pittura italiana

Salon Palermo 3 (2023), terza edizione di Salon Palermo: collettiva sulla giovane pittura italiana. 8 luglio – 26 agosto 2023, RizzutoGallery, Palermo. 8 artisti, 35 opere, a cura di Antonio Grulli e Francesco De Grandi.
Molti nuovi nomi oggi sulla bocca di tutti sono passati proprio da qui.
Terzo anno: “quasi un piccolo anniversario”. Il Salon si conferma appuntamento imperdibile dell’estate palermitana e si ritaglia un ruolo di ricognizione della nuova pittura figurativa italiana. Otto artisti, tra pupi siciliani, camerette adolescenti e paesaggi distopici.
Artisti
Alessandro Aprile
La ricerca di Alessandro Aprile ha a che fare con il folklore e con una sacralità tipica del suo luogo d’origine: la statua del santo in processione, le luminarie pasquali, i giochi inventati e le scene dell’infanzia per combattere il caldo e la noia. La volontà di cercare un espediente è presente nella sua ricerca pittorica, e nei suoi lavori sente sempre l’urgenza di eludere limiti e regole specifiche, sperimentando e mettendo alla prova tutti i dispositivi di cui si serve.
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Emilio Gola
In un’atmosfera assonnata e frivola, al centro di ogni quadro capitolano alcuni giovani disimpegnati, distratti o troppo concentrati nei loro divertissement, in un momento misterioso e senza tempo, in nessun luogo preciso, lasciando alla pittura stessa il compito di definirli. Il disegno dal vero è il paradigma di ogni quadro, che comincia tentando di catturare tutta la libertà concessa ai modelli durante la posa, la loro spensierata leggerezza di adolescenti. Facendo giocare gli altri, con la sola intromissione dell’occhio che disegna sulla tela, la scena è libera di prendere vita, tra i contrasti preziosi di gioco e noia, in abbracci e spontanee gesticolazioni.
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Agnese Guido
Il suo lavoro è una ricerca sulla simbologia delle immagini attraverso la pittura e il disegno. Cercando il lato poetico e paradossale della realtà e del quotidiano, Agnese Guido racconta storie in cui il divario tra oggetti ed esseri umani è sfumato e malleabile, conducendo l’osservatore in una dimensione antropomorfica dove gli oggetti mostrano sentimenti umani e le figure sono pretesti per raffigurare idee, come in un’allegoria del contemporaneo.
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Letizia Lucchetti
Innocenti e spiritosi, i dipinti di Letizia Lucchetti inizialmente attraggono per il loro aspetto semplice e apparentemente ingenuo, poi affascinano attraverso l’immaginario e le narrative personali che la giovane artista sviluppa magistralmente.
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Andrea Luzi
L’accesso a scenari astrattamente distopici è indicato attraverso una prospettiva simile a una vertigine. Vertigine nell’accezione visiva, ovvero dello smarrimento dello sguardo nella moltiplicazione dei dettagli sulla superficie, disposti in concrezioni germoglianti, simulacri organici e vecchia cibernetica in rotta di collisione nel cosmo. Vertigine anche nella richiesta di un andamento immaginativo, nell’ipotizzare le conseguenze e le derive del paesaggio antropocentrico, rinunciare a coordinate e morfologie stabili, sepolte sotto un alone di nebbia desolante, oppure incontrare altri panorami che, per scelta cromatica e iconografica, ne sono la controparte schizofrenica, psichedelica, allucinata.
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Elisabetta Marino
Attraverso i linguaggi tradizionali della pittura e una struttura narrativa non lineare, la ricerca di Elisabetta Marino si concentra su immagini evocative che si collocano in una zona del tempo liminale. Nei suoi lavori sintetizza una sua personale idea di archeologia contemporanea fatta di colori e forme variegate, utilizzando riferimenti all’arte classica innestati in derive pop e sintassi postmoderna.
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Martina Pozzobon
Il suo lavoro si sviluppa attraverso il disegno e la pittura. Del disegno le interessa sviluppare tutte le potenzialità segniche proprie di questa tecnica. Le scene che disegna sono frutto della sua immaginazione; i soggetti sono i più disparati e provengono dall’osservazione delle persone, dai sogni, dal cinema e dalla storia dell’arte. Crea scene surreali e tragicomiche, con un interesse per il corpo, l’inconscio e il grottesco.
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Elias Vitrano
La pittura di Elias Vitrano prende forma dal mistero. Sulla tela l’artista cerca di restituire il mistero del quotidiano e le molte parti che lo compongono, come l’orma di un cane nella sabbia, la curva di un fiore appesantito da un insetto, le piccole piante che crescono sopra una roccia, i riflessi in una pozzanghera. Quando disegna, prima di iniziare a dipingere, cerca di imitare quelle energie, quelle forze misteriose, aspetti della natura che si manifestano in un personalissimo immaginario di forme e terre sospese.
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Vedute della mostra



















La parete del Salon






































































Antonio Grulli
Terzo anno per Salon Palermo; quasi un piccolo anniversario, un primo compleanno, una cifra simbolica. Chi l’avrebbe mai detto. Entusiasmo intatto e ancora tanti artisti da mostrare. L’Italia negli ultimi anni è stata davvero generosa di pittori, in ogni suo angolo di territorio. E il Salon Palermo penso sia riuscito a ritagliarsi un ruolo importante di ricognizione della nuova pittura figurativa italiana. Molti nuovi nomi oggi sulla bocca di tutti sono passati proprio da qui.
Eccoci allora di nuovo alla nostra migrazione annuale, ormai appuntamento fisso, ogni inizio di mese di luglio. Torniamo verso il sole, la vita, i colori, il calore. Abbiamo capito quanto ci serve, abbiamo capito quanto ci fa bene. Per abbracciare con ancora più forza l’erotismo della visione, della magia e del mistero. Nuovamente. Sempre a Palermo, nel cuore della città; teatro perfetto di scorribande diurne, e soprattutto notturne, nei suoi quartieri, tra musei, bar, piazze lastricate di pietre grigie e rosse, per respirare tutta la vita che può entrare nei nostri polmoni. Palermo che per noi è mille chiacchiere, sudate infinite, incontri; unica scuola di arte e vita. Palermo che in anni ostili alla pittura ha rappresentato un luogo di resistenza all'omologazione e libertà. In quel cuneo di terra che sembra un lembo di Europa strappato e tirato verso il Nord Africa e il Medio Oriente.
In Salon Palermo tutte le opere sono riconducibili a una figurazione legata a una dimensione visionaria. I lavori in mostra si tengono tra loro grazie a una delle pochissime linee rintracciabili oggi all’interno della pittura, quel percorso legato ad una tradizione che per semplicità si potrebbe definire surrealista o che si rifà all’espressionismo europeo tra le due grandi guerre.
Il format è sempre quello del Salon. Che, come dicevamo anche nei testi delle edizioni passate, potrebbe essere una delle risposte ai problemi del mondo dell’arte di oggi. Il Salon, che suona così polveroso, così ottocentesco e portatore di ingiustizie nei confronti del nuovo e della sperimentazione, potrebbe forse essere appropriato per i nostri giorni. Quali risultati immediati è possibile ottenere ricorrendo alla modalità espositiva del Salon? Il primo è quello di riportare al centro della mostra l’opera d’arte. Gli organizzatori dei Salon non devono seguire o inventare temi pretestuosi o analisi delle ultime presunte evoluzioni stilistiche o di linguaggio dell’arte, come spesso accade nelle mostre.
Questo mette in scacco i curatori, i quali troppo spesso sono soliti rendere funzionali, e quindi secondarie, le opere rispetto alla teoria e all’idea che anima le loro mostre, quasi fossero solo ingranaggi di un macchinario, o di una catena di montaggio in cui l’artista finisce per vivere la stessa frustrazione dell’operaio fordista incapace di riconoscersi nel prodotto del proprio lavoro. Al contrario, in un Salon ogni opera vive della propria indipendenza e solitudine - come un universo a sé stante, autonomo e completo - ed è possibile semplicemente selezionare lavori ritenuti di qualità. Ancor di più questo accade nel caso della pittura, benedetta da cornici fisiche e concettuali capaci di tenere fuori le curatele furbette e parassitarie.
Opening e momenti



La foto di gruppo · Julian Schnabel al Salon












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