Salon Palermo 4
Collettiva sulla pittura contemporanea italiana

Salon Palermo 4 (2024), quarta edizione di Salon Palermo: collettiva sulla pittura contemporanea italiana. 11 luglio – 23 agosto 2024, RizzutoGallery, Palermo. 10 artisti, 39 opere, a cura di Antonio Grulli e Francesco De Grandi.
Ma quest’anno alcuni dei dipinti debordano verso la tridimensionalità, una novità rispetto alle edizioni precedenti.
Quarta edizione, dieci artisti: dalla Sicilia a Venezia, da Torino alla Bulgaria. La selezione nasce da incontri, mostre e studio visit; si conferma il ruolo centrale delle Accademie di Belle Arti e la pittura comincia a uscire dal quadro.
Artisti
Giovanni Bongiovanni
La sua ricerca è incentrata sui temi del sacro e del vacuo. Dipinge immagini che fanno parte della sua quotidianità e che decide di alterare con figure o elementi ambigui. Il lavoro prende corpo da tracce di contesti ordinari: sono infatti presenti ricche vegetazioni selvagge e apparentemente abbandonate e/o personaggi che condividono uno stesso spazio, senza collocazione di tempo.
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Michele Bubacco
Il suo approccio alla pittura è crudo e viscerale, con tratti deliberati e una tavolozza ridotta che enfatizza l’angoscia e la disperazione delle figure. Le sue tele, gestuali e a tratti violente, presentano una narrazione implicita, dove gli elementi figurativi sono frammentati, lasciando allo spettatore solo un punto d’ingresso parziale negli eventi caotici che sembrano svolgersi.
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Carlos Casuso
La pratica artistica di Carlos Casuso è radicata nella pittura e nel disegno, dove cerca di unire diversi medium. Il lavoro è influenzato da estetiche e tecniche di diverse culture; la fusione ha lo scopo di creare immagini che uniscano sottilmente queste influenze disparate.
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Benedetta Giampaoli
La sua ricerca si basa sulla necessità di ripercorrere suggestioni personali tramite la traduzione pittorica: l’intento è quello di avvicinarsi a una figurazione fluida e libera da una specifica definizione temporale, pensando che le immagini abbiano la necessità di arrivare in pittura per fermarsi, per essere sospese dallo scorrere del tempo. L’esperienza del quotidiano lascia delle tracce, dei ricordi, ma anche delle cicatrici che vengono rielaborate e rese visibili, sotto una nuova veste, sulla superficie pittorica. Considera i suoi dipinti come tasselli di un puzzle-enigma o parti di un labirinto: spesso capita che l’immagine non si risolva nei limiti della superficie pittorica, ma necessiti di proseguire nella tela successiva per essere compresa meglio.
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Gabriele Massaro
La sua ricerca è una lettura della profondità della pittura: profondità intesa sia come effettivo dato sensibile della stratificazione pittorica e della collocazione della pittura nello spazio, sia come possibilità interpretativa e immaginativa della realtà. Ne risulta un’opera che è l’espressione di un ragionamento analitico ma anche il simulacro di un significato velato e sottile, appena evocato.
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Alessandro Miotti
Alessandro Miotti lavora all’interno di una dialettica tra immaginazione e realtà. Il linguaggio visivo che usa in ogni dipinto non ha alcuna relazione con altri suoi lavori e mostra una visione rifratta dell’immaginazione. La forma viene approcciata da un luogo mitologico e viene poi tradotta in una serie progressiva di definizioni, con figure e luoghi che fungono da archetipi all’interno della narrazione dell’opera. Visivamente, la realizzazione del desiderio e la sua negazione agiscono in equilibrio, con una semiotica sia familiare che non, allontanandosi dal quotidiano e spostandosi ai confini del simbolico e del reale.
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Marco Paleari
Il suo lavoro prende come modello certe iconografie della storia della pittura italiana e più in generale europea (in particolare il Rinascimento e il Manierismo), compiendo una rivisitazione contemporanea delle sue forme attraverso la realizzazione di tableaux vivants mediante l’azione del ricalco a matita. Il processo pittorico è perciò suddiviso in due momenti consequenziali: un disegno veloce e incisivo, in cui viene annullata qualsiasi pulsione virtuosistica e con cui delinea le forme degli oggetti e delle persone disposte sopra o davanti alla tela, ottenendo sagome generiche ma al contempo descrittive di una presenza/assenza, intese come la testimonianza di un passaggio; e l’irrompere lento e meditato del tratteggio del disegno e della pittura all’interno di queste forme, con lo scopo di conferire loro una certa forma di vita, una sorta di attivazione delle sagome.
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Anastasiya Parvanova
La pittura per Anastasiya Parvanova è il mezzo che le dà accesso a un mondo di infinite possibilità. È come se le permettesse di dividere il nostro mondo in altri mondi paralleli, consentendole di viaggiare ed esplorare la sua immaginazione. È una conoscenza attraverso la quale può osservare, rivestire o anche travestire il suo vissuto all’interno del dipinto, sotto diverse configurazioni. È un esercizio, quindi, che non separa l’esperienza e la vita dalla prassi; uno strumento che le dà modo di interpretare la realtà come un continuo alternarsi e trasformarsi di pensieri ed esperienze, di energia e materia.
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Pierluigi Scandiuzzi
Il suo lavoro si basa soprattutto sul rappresentare oggetti e situazioni che la maggior parte delle persone potrebbe definire banali, scontate e persino brutte. Ciò che tendiamo a considerare ovvio e insignificante, a suo parere, possiede invece la capacità di rendere visibili in modo più profondo e autentico infiniti aspetti dell’esistenza, difficilmente accessibili da prospettive più ampie, elaborate o magniloquenti. Le sue opere si configurano dunque come frammenti, spesso eterogenei, che aspirano a restituire o a evidenziare la dignità, il valore storico e simbolico che ogni oggetto racchiude, al di fuori di qualunque gerarchia: il vecchio candelabro della nonna, un soprammobile kitsch, una pallina da tennis, un pianeta nella notte stellata, un battipanni di giunco sfilacciato e consunto.
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Maria Giovanna Zanella
Nelle opere di Maria Giovanna Zanella la materia pittorica percorre la superficie come pelle morbida e palpitante. Il mondo che prende vita coinvolge sentimenti e persone a cui l’immaginario più diffuso non concede la propria attenzione: uomini corpulenti, teneri e pelosi, amanti reali, sensibili e appassionati, che dichiarano la propria necessità di esistere attraverso la più intensa e diretta prossimità.
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Vedute della mostra

















La parete del Salon














































































Antonio Grulli
Salon Palermo arriva alla sua quarta edizione. Entusiasmo intatto e ancora tanti artisti da mostrare. L’Italia negli ultimi anni è stata davvero generosa di pittori, in ogni suo angolo. E il Salon Palermo è riuscito a ritagliarsi un ruolo importante di ricognizione della nuova pittura figurativa italiana. Molti nuovi nomi oggi sulla bocca di tutti sono passati proprio da qui. Anche quest’anno, come per le edizioni precedenti, la selezione degli artisti chiamati a esporre è il frutto degli incontri, delle mostre visitate e degli studio visit compiuti durante i mesi precedenti dal sottoscritto così come dal Maestro De Grandi.
E come ogni anno, ad inizio luglio, si compie la nostra migrazione annuale, ormai appuntamento fisso. Torniamo verso il sole, la vita, i colori, il calore. Abbiamo capito quanto ci serve, abbiamo capito quanto ci fa bene. Per abbracciare con ancora più forza l’erotismo della visione, della magia e del mistero. Nuovamente. Sempre a Palermo, nel cuore della città; teatro perfetto di scorribande diurne, e soprattutto notturne, nei suoi quartieri, tra musei, bar, piazze lastricate di pietre grigie e rosse, Guttuso, Antonello da Messina, Pisanello, per respirare tutta la vita che può entrare nei nostri polmoni. Palermo che per noi è mille chiacchiere, sudate infinite, incontri; unica scuola di arte e vita. Palermo che in anni ostili alla pittura ha rappresentato un luogo di resistenza all'omologazione e libertà. In quel cuneo di terra che sembra un lembo di Europa strappato e tirato verso il Nord Africa e il Medio Oriente.
In Salon Palermo tutte le opere sono riconducibili a una figurazione di matrice visionaria. I lavori in mostra si tengono tra loro grazie a una delle pochissime linee rintracciabili oggi all’interno della pittura, quel percorso legato ad una tradizione che per semplicità si potrebbe definire surrealista o che si rifà all’espressionismo europeo tra le due grandi guerre. Ma quest’anno alcuni dei dipinti debordano verso la tridimensionalità, una novità rispetto alla edizioni precedenti.
Come sempre in questa mappatura della nuova pittura abbiamo cercato di coprire il più possibile le differenti geografie italiane; e si conferma il ruolo centrale delle Accademie di Belle Arti.
Opening e momenti














Laser, livella, metro · La sera dell’opening
















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