Roberto de Pinto






Motivi meteorologici che, oltre a quelli geografici, palesi, spingono ciascun personaggio presente nei quadri a togliersi la canotta, a stare in costume, a scoprire la propria pelle che, nuda, è esposta ai raggi del sole.
La cute si brucia e si colora di terre argillose e di carbone: lo stesso rosso e lo stesso nero delle divinità e degli eroi che affollavano e decoravano gli antichi vasi. Petti che il sole dipinge e decora proiettandoci ombre. Corpi che “nudi” mostrano la pelle ruvida e cosparsa di peli, sudata, porosa, callosa e semplice: sensibile al (con)tatto. “Imperfezioni” che nella realtà quotidiana creerebbero repulsione e disgusto, sulla tela hanno la possibilità di manifestarsi ed essere apprezzate in quanto qualità estetiche.
La pittura di questi quadri è affidata all’encausto, che costituisce una parte fondamentale del lavoro. La cera, mescolandosi ai pigmenti, alle terre e al carbone, crea una patina che rasenta la superficie di un muro affrescato, raffinato dal tempo.