Silvia Capuzzo





“Silvia Capuzzo (Merano, 1996) è l’artista maggiormente “astratta” della mostra. Ma le sue pennellate larghe e sinuose, da cui emerge l’amore per la materia pittorica, continuano a mantenersi aggrappate alla realtà e alla rappresentazione. I corpi fluidamente si muovono nella scena e sono realizzati con pochi dettagli: si vedono soprattutto braccia, che acquisiscono un ruolo centrale. È una pittura virtuosa e all’apparenza veloce, in cui il punto di vista straniante e l’ingrandimento di parti di realtà concorrono, assieme al modo di dipingere, alla creazione del risultato finale.”
Al centro delle sue sperimentazioni ci sono il quotidiano e il convenzionale, e le sue opere pittoriche, ma anche le sculture e le installazioni, sono una sorta di mappatura di ciò che la circonda. L’artista osserva e indaga la realtà, esalta il dettaglio, si concentra su ciò che spesso passa inosservato e di cui molte volte ci si dimentica; indaga la materia nelle sue qualità intrinseche fino a coglierne l’essenza, si immedesima con essa, la descrive, e la sua arte diventa una commossa partecipazione alla vita. Corpi umani, animali, oggetti, ogni cosa si ingrandisce e si deforma, acquisisce una connotazione sovrumana, allucinata e straniante; aspetto ludico e grottesco si coniugano in una pittura che entra nel cuore dell’oggetto, in un lavoro sempre teso tra astrazione e figurazione.
Muove i primi passi al liceo artistico di Bolzano e si laurea all’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove trova la dimensione ideale per tessere la trama delle sue esperienze artistiche; nel 2021 è tra i premiati al Premio Lissone per la pittura.